Federcontribuenti, in un articolo del 4 luglio 2026 (accedendo da questo collegamento è possibile consultarlo integralmente: https://www.federcontribuenti.it/fisco-11-milioni-di-cartelle-e-750mila-pignoramenti-sistema-riscossione-da-rivedere/), ha denunciato che “sono 11 milioni le cartelle in arrivo e 750.000 le procedure esecutive già avviate tra pignoramenti, fermi amministrativi e ipoteche” da parte del Fisco italiano.
La cartella di pagamento (conosciuta pure come “cartella esattoriale”) è quell’atto mediante il quale l’Agenzia delle Entrate – Riscossione (o altro Riscossore incaricato) richiede ad uno specifico contribuente il pagamento di debiti maturati con Pubbliche Amministrazioni a seguito di iscrizione a ruolo (ad esempio per mancato versamento di tasse, per sanzioni emesse a seguito di violazioni del Codice delle Strada, per omesso versamento di contributi previdenziali). Essa, invero, viene preceduta, di solito, da un atto di accertamento o di liquidazione.
Ebbene il Riscossore incaricato, prima di poter effettivamente realizzare un pignoramento o procedere all’iscrizione di un fermo amministrativo o di un’ipoteca, deve rispettare uno specifico iter procedurale.
Difatti, trascorso un anno dalla notifica della cartella, è tenuto a trasmettere al contribuente un’intimazione di pagamento nella quale viene chiesto al debitore di pagare gli importi a suo carico entro 5 giorni.
Inoltre prima di procedere all’iscrizione di un fermo amministrativo o di un’ipoteca deve inviare al soggetto inadempiente uno specifico “preavviso”.
Non solo. La Legge prevede, altresì, dei precisi limiti per pignorare stipendi e pensioni.
Gli atti della riscossione inviati dal Fisco sono, invero, spesso impugnabili e, per gli effetti, annullabili.
Lo Studio Legale rimane a disposizione per contestare cartelle di pagamento, intimazioni di pagamento e altri atti di carattere esecutivo notificati.