La Corte di Cassazione con una recente pronuncia (qui allegata) ha stabilito, in linea con un orientamento giurisprudenziale già consolidato, che i tempi di vestizione e di svestizione del personale sanitario fanno parte dell’orario di lavoro e, quindi, vanno necessariamente pagati.
In particolare la Suprema Corte ha statuito: “Emerge dunque che anche per OMISSIS, in punto di fatto, la vestizione e la svestizione rispettivamente seguono e precedono la timbratura in entrata e in uscita e che dunque l’ingresso in reparto e l’uscita da esso devono essere compiuti dal personale indossando la divisa. Ciò appare sufficiente a far sorgere l’obbligo di remunerazione, secondo l’insegnamento di questa Corte, secondo cui le operazioni di vestizione e svestizione del personale sanitario rientrano nell’orario di lavoro se il tipo di indumenti da indossare è imposto da superiori esigenze di sicurezza e igiene attinenti alla gestione del servizio prestato e all’incolumità del personale addetto (Cass., Sez. L, Ordinanza n. 18612 del 08/07/2024, Sez. L, Ordinanza n. 12935 del 24/05/2018), restando irrilevante che il lavoro si svolga su turni o che il medesimo tempo si sommi ai tempi di passaggio delle consegne, necessari a garantire la continuità assistenziale (Cass. Sez. L, Ordinanza n. 20784 del 25/07/2024)” (Cass. Civ., Sez. Lav., 07.02.2026, Ord. n. 2726 di seguito integralmente leggibile).
Il personale sanitario, a cui non vengano riconosciuti sul piano economico gli intervalli temporali impiegati per la vestizione e/o la svestizione, ha, pertanto, diritto ad ottenere la monetizzazione dei predetti periodi in quanto facenti parte dell’ordinario orario di servizio.
Lo Studio è a disposizione per ricorrere in giudizio dinanzi al Tribunale del Lavoro territorialmente competente per far accertare il suddetto diritto.